7 marketing trend da seguire per essere al top nel 2022

marketing trend 2022

Il marketing del futuro è già presente

Cosa accadrà in futuro? Quante volte ci siamo posti questa domanda. Spesso riuscire ad anticipare i tempi, comprendere quali saranno i trend che andranno da qui ai prossimi mesi è talmente importante da fare davvero la differenza.

Ecco perché ogni anno Deloitte redige un documento approfondito con le tendenze che muoveranno gli investimenti in futuro. Il rapporto 2022 evidenzia quali sono le parole chiave per l’anno in corso e quali saranno le sfide dei prossimi anni a livello globale, oltre ad individuare sette trend principali tutti ispirati appunto all’incentivare la customer centricity.

La terza edizione del report Global Marketing Trends individua le sette tendenze principali che caratterizzeranno il Marketing del futuro, oltre a fornire un’analisi approfondita dei bisogni dei consumatori. Lo studio ha anche l’obiettivo di supportare le aziende nella pianificazione delle attività di marketing, delineando le prospettive della leadership in risposta all’attuale scenario economico.

Oggi vi proponiamo un’analisi in sintesi del rapporto 2022 che trovate in forma completa sul sito di Deloitte (qui).

L’importanza di puntare su purpose condivisi

Le previsioni di Deloitte parlano chiaro: i brand che più cresceranno quest’anno saranno quelli disposti a farsi fuori da una competizione basata esclusivamente su prezzo o qualità dei prodotti e servizi. Ad emergere saranno coloro che punteranno tutto su purpose condivisi con i propri (potenziali) clienti e altri stakeholder aziendali.

Una buona fetta del campione coinvolto nell’indagine pensa che il purpose marketing non aiuterà solo a meglio veicolare il messaggio di brand o organizzare le iniziative di corporate social responsibility , ma sarà anche un modo proficuo per indirizzare decisioni e comportamenti di dipendenti e collaboratori.

Familiarizzare con le identità intersezionali

Per identità intersezionali si intende quelle categorie sempre più difficilmente definibili secondo le denominazioni standard. Questa categoria di persone, quando sceglie un brand, soprattutto se giovani millennials e i giovanissimi della generazione z , fanno molta attenzione a quanto lo stesso sia rispettoso della diversità.

Questo si traduce per aziende e marketer nel dover fare i conti con potenziali clienti per cui è importante che uno spot o una campagna pubblicitaria siano quanto più rappresentativi possibile, ma che considerano discriminante soprattutto la capacità del brand di tradurre l’impegno a favore di una maggiore inclusione e diversità in azioni concrete.

Un esempio è il fatto di assicurarsi che l’intera filiera sia rispettosa dei diritti delle persone o portare voci differenti all’interno dell’azienda badando a una composizione quanto più variegata e internazionale possibile dei team.

Una parola chiave: co-creation

Per crescere i business avranno sempre più bisogno di assumere creator professionisti e questo servirà all’azienda sia per ideare nuovi prodotti o servizi o individuare nuove nicchie di mercato in cui potersi espandere, sia per comunicare e comunicarsi al meglio, sia per risolvere problemi concreti degli attuali clienti a vantaggio soprattutto della customer care .

In questo senso gli influencer avranno un ruolo importante, pronti a trasformarsi in veri e propri «agenti creativi» dei brand con cui collaborano.

Nell’analisi di Deloitte la creatività va di pari passo con i dati. Ormai da diverso tempo non c’è azienda che non si ritrovi a disposizione una grande quantità di informazioni riguardanti i propri consumatori o potenziali tali. Utilizzare nella maniera più efficace e corretta tutti questi dati sarà ora irrinunciabile.

Il ruolo del programmatic advertising e del predictive marketing

Oggi oltre il 60% dei brand high-growth, secondo Deloitte, sta passando a una first-party only data strategy e, al di là del necessario cambio di paradigma e delle difficoltà organizzative iniziali, nel medio termine ciò permetterà loro di investire più e meglio in programmatic advertising e predictive marketing, ma anche di ottimizzare e rendere più personalizzata la propria strategia di email marketing.

Sarà fondamentale nel 2022 progettare una data experience “human-first”. Le aziende non potranno non tenere conto del fatto che gli utenti sono sempre più preoccupati della propria privacy. Questo sta portando e poterà ancora di più ad un costante bisogno di bilanciare la soddisfazione e l’utilità che i consumer provano alle prese con esperienze di brand ottimizzate, personalizzate e cucite su misura dei propri bisogni.

La customer experience

Un’adeguata e buona customer experience rime l’obiettivo principale per i brand. “Le nostre vite sono passate dal fisico al digitale” scrive Deloitte soprattutto in merito alla pandemia. Alcune aziende hanno già imbracciato proficuamente questo cambiamento facendo delle vendite online il proprio core model o incentivando smart working e remote working tra i propri dipendenti.

Un buon 75% del campione coinvolto nell’indagine sui marketing trend 2022 sostiene che investirà quest’anno in un numero maggiore di esperienze “ibride”, ossia fisiche e digitali insieme, e ancora una volta le stesse riusciranno a rendere più personalizzati prodotti e servizi e più innovativa l’offerta di brand, aiutare le persone a sentirsi più connesse e rendere più inclusiva l’esperienza di brand.

Quando si tira in ballo la customer experience inevitabilmente bisogna porre l’accento sulla tecnologia e l’intelligenza artificiale. Applicata al marketing l’intelligenza artificiale potrà aiutare a progettare le offerte temporanee più adatte al singolo cliente e non è un mistero che le offerte a tempo sono tra i driver che più convincono i consumatori ad acquistare soprattutto online.

Ecco che anche l’assistenza clienti potrebbe utilizzare l’intelligenza artificiale oltre che le machine learning per migliorare il proprio servizio. La tecnologia aiuterà le aziende a stare a fianco dei propri clienti nelle decisioni di acquisto.

quiver marketing

Le 7 tendenze per essere al top

E arriviamo al tema principale di questo articolo: quali sono i 7 trend globali del Marketing per soddisfare in modo più olistico e autentico i bisogni umani? La risposta ci arriva sempre da Deloitte e dal suo studio.

Purpose: stabiliamo le basi necessarie per prosperare anche nei tempi più turbolenti. Per fare questo, le organizzazioni devono essere in sintonia con il motivo per cui esistono, con i loro dipendenti e collaboratori, per” servire al meglio” il proprio pubblico.

Agility: l’esplorazione su come le organizzazioni possono strutturarsi al meglio per allinearsi alle esigenze degli stakeholders.

Human Experience: come le aziende possono uscire dalla loro mentalità incentrata sull’efficienza, per elevare le esperienze del loro pubblico, della forza lavoro e dei partner commerciali.

Trust: i brand devono essere più responsabili e assicurare che i messaggi trasmessi siano congruenti con le esperienze che offrono: realtà uguale coerenza.

Participation: alcune aziende leader stanno sfruttando la passione dei clienti per rafforzare le loro strategie di engagement attraverso l’innovation e l’advocacy.

Fusion: fa luce su come determinate aziende creative siano andate oltre la mentalità difensive per creare soluzioni più free attraverso nuove partnership, idee dei clienti e Co-Marketing all’interno di ecosistemi digitali.

Talento: elevare le proprie qualità dentro un mondo competitivo, anche nei momenti più difficili.

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