
– Alberto Ghianni | Growth Marketer per e-Commerce & Lead Generation
Per anni molte aziende hanno prodotto creatività advertising sempre allo stesso modo: briefing lunghi, call infinite, moodboard su moodboard, settimane per decidere una direzione e mesi per organizzare shooting, modelli, location, team e post produzione. Il risultato è semplice: quando i contenuti arrivano, spesso il mercato è già andato avanti.
Nel 2026 il vecchio modello di produzione creativa, da solo, non è più funzionale. Non perché sia inutile, ma perché è troppo lento per sostenere la velocità che oggi richiedono ecommerce, advertising, email marketing, CRO e crescita.
I contenuti non sono un “extra”: sono benzina per il business. E se non riesci a produrli in fretta, non rallenta solo il marketing. Rallenta l’azienda.
Il vecchio modello ha un problema preciso: è lineare, rigido e centralizzato. Si parte con un brief, si fanno revisioni infinite, si allineano mille persone interne ed esterne, poi si entra nella parte operativa tra ricerca modelli, scelta location, set, shooting, editing, correzioni e approvazioni.
Questo processo continua ad avere senso in alcuni casi, soprattutto quando serve un output premium, ma non può più reggere da solo il fabbisogno creativo di un brand che vive online.
Oggi un ecommerce serio ha bisogno di testare continuamente hook, visual, angoli di vendita, offerte, messaggi e audience. Se per ogni contenuto servono 60 o 90 giorni, il sistema si blocca.
Il problema del vecchio modello non è la qualità. Il problema è la lentezza.
E la lentezza, nel marketing moderno, si paga: rallenta i test, riduce le iterazioni, ti costringe a spremere troppo a lungo gli stessi asset e ti fa arrivare sul mercato con messaggi già stanchi.
Molte aziende dicono che le ads non performano più. In realtà spesso non hanno un problema di advertising, ma un problema di sistema creativo. Producono troppo poco, troppo lentamente e con un livello di controllo che oggi diventa un collo di bottiglia.
Il nuovo modello non elimina il vecchio. Lo rimette al suo posto.
Un modello ibrido è un sistema in cui il brand non dipende da un’unica fonte di contenuti, ma costruisce un ecosistema di touch point diversi: alcuni molto controllati, altri meno; alcuni premium, altri più rapidi; alcuni ideali per branding, altri perfetti per test e performance.
Nel 2026 non vince chi controlla tutto. Vince chi riesce a generare contenuti utili, velocemente e in modo continuo.
Lo shooting tradizionale deve continuare a esistere. È fondamentale per lanci importanti, collezioni, campagne stagionali e produzioni massive di contenuti foto e video ad alto livello.
Il punto è che non può più essere l’unica fonte. Deve stare dentro un disegno più ampio, non sopra tutto il resto.
Questa leva va massificata. Significa inviare gratuitamente il prodotto a una mole ampia di creator senza avere paura di perdere controllo.
Perché farlo? Per due motivi: ottieni una quantità importante di materiali foto e video e allo stesso tempo aumenti esposizione e brand awareness. In alcuni casi può anche partire un contenuto virale.
La nota negativa va detta: i creator gratuiti non li controlli davvero. Non puoi pretendere script perfetti o una consegna pulita al millimetro. I contenuti come arrivano, te li prendi. Poi al massimo li sistemi in post produzione.
Una regola fondamentale: chiedi sempre i contenuti sia editati che grezzi. Gli editati ti servono subito. I grezzi diventano materia prima preziosa per creare altre varianti.
Ogni brand dovrebbe avere sempre 2 o 3 creator a pagamento che producono materiali in modo continuativo.
Qui il vantaggio è evidente: più qualità, più coerenza, più controllo. Puoi lavorare con script, angoli predefiniti, inquadrature richieste, CTA e format replicabili.
Quando parliamo di qualità non parliamo solo di video belli, ma di contenuti pensati per funzionare e per alimentare il motore della performance in modo sistemico.
Lo shooting AI è una delle leve più forti del 2026. Partendo anche solo da una buona foto prodotto, puoi creare una quantità enorme di shooting contestuali in tempi rapidissimi.
Con 2 o 3 giorni di lavoro puoi ottenere una mole importante di materiali fotografici e, in parte, anche video. Risparmi tempo, soldi e complessità operativa. Vai sul mercato prima.
L’AI non sostituisce tutto, ma moltiplica la capacità produttiva del team. E oggi questa capacità è un vantaggio competitivo.
Il modello ibrido riduce i tempi di produzione, aumenta il volume creativo, migliora la freschezza del brand, abbassa il rischio operativo e ti permette di usare ogni fonte per ciò che sa fare meglio.
Soprattutto, ti fa arrivare prima sul mercato. E spesso il vantaggio non sta nell’idea migliore, ma nella velocità con cui la metti online, la testi e la migliori.
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Il vecchio modello non va eliminato. Va ridimensionato.
Deve esistere, ma come parte di un ecosistema più veloce, più intelligente e più adatto al contesto attuale. Oggi un ecommerce non può dipendere da una macchina creativa lenta, rigida e iper-controllata.
Servono contenuti tanti, nuovi e veloci. Non per forza perfetti, ma utili, testabili, adattabili e scalabili.
Chi oggi continua a produrre creatività come se fossimo ancora in un’altra epoca, domani darà la colpa alle ads. Ma spesso non è l’advertising a essere rotto. È il modello creativo dietro.
No. Resta fondamentale per lanci, collezioni e campagne importanti. Il problema nasce quando è l’unica fonte da cui dipende tutto il marketing.
Perché è lento. E nel marketing moderno la lentezza rallenta test, aggiornamento creativo e performance di business.
Significa usare più fonti di contenuti in parallelo: shooting tradizionali, creator gratuiti, creator a pagamento e AI.
Sì, se li gestisci con logica di volume. Non hai controllo totale, ma puoi ottenere molti contenuti utili e forte esposizione di brand.
Perché ti danno continuità, qualità e maggiore controllo su messaggi, format e output.
Non del tutto. Ma li affiancherà sempre di più, accelerando tempi, riducendo costi e aumentando la capacità produttiva del team.
La velocità con struttura: più output, più test, più apprendimento e più possibilità di trovare creatività che fanno crescere il business.
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