
Far crescere un business è la missione di chiunque abbia un’attività o lavori in un team.
Da dieci anni a questa parte esiste una nuova branca del marketing che si è contraddistinta per avere una metodologia differente, meritevole quindi di essere chiamata in un altro modo e di differenziarsi dal marketing tradizionale.
Stiamo parlando del Growth Hacking. Il primo a coniare questo termine nel 2010 fu il fondatore e CEO di GrowthHackers, tale Sean Ellis. Da quel momento in poi è cambiato qualcosa e, come vedremo, sono iniziati a nascere e svilupparsi strategie con un approccio innovativo, generalmente rivolte ad acquisire il maggior numero possibile di utenti o clienti spendendo il meno possibile.
Risultato è che dopo un decennio la professione di Growth Hacker è una delle più pagate al mondo!
Ma cosa fa esattamente un Growth Hacker e quali sono le strategie più utilizzate dai team di crescita?
Oggi lo scopriremo con un articolo interamente dedicato a questo tema che, per ovvie ragioni, ci sta molto a cuore.
Il termine “growth hacking” è diventato uno dei più popolari nel panorama del marketing e dell’innovazione. Coniato nel 2010 da Sean Ellis, il concetto si riferisce a un approccio creativo e orientato ai dati per ottenere una crescita rapida e sostenibile, soprattutto nelle fasi iniziali di una startup. Ma cos’è esattamente il growth hacking?
A differenza del marketing tradizionale, il growth hacking si concentra esclusivamente su strategie mirate alla crescita. Questo approccio è caratterizzato dalla sperimentazione continua e dall’uso intensivo di strumenti digitali per ottimizzare ogni aspetto del processo di acquisizione, attivazione e fidelizzazione dei clienti.
L’obiettivo principale del growth hacking è uno: la crescita. Tuttavia, questa crescita non si limita a un aumento del fatturato; include aspetti come l’espansione della base clienti, il miglioramento della retention e l’ottimizzazione del ciclo di vita del cliente.
Per startup e PMI, il growth hacking rappresenta un metodo efficace per competere con aziende più grandi e consolidate. Grazie a tecniche innovative e all’uso di tool avanzati, è possibile raggiungere risultati significativi con risorse limitate.
26 luglio 2010, Silicon Valley.
Sean Ellis lavora con le più importanti startup al mondo occupandosi di marketing. Quel giorno è abbastanza ispirato al punto da decidere di scrivere un post dal titolo “Find a Growth Hacker for your startup“.
Bene, questo è stato per certi versi il Big Ben, l’anno zero del Growth Hacking, un piccolo passo per l’uomo … insomma, così è iniziato tutto.
Se non hai mai sentito parlare di Sean Ellis è colui che ha permesso al referral program di Dropbox di passare da 100.000 a 4 milioni di utenti in soli 15 mesi. Le aziende lo chiamavano quando avevano problemi di crescita, lui arrivava per risolvere problemi (sì, hai capito bene, tipo mr. Wolf di Pulp Fiction!).
Senza accorgersene più di tanto aveva creato un metodo di lavoro nuovo, strutturato e basato su un determinato processo mirato ad un risultato. Quando si accorge che aveva messo in piedi qualcosa di veramente nuovo decide di dargli un nome: Growth Hacking.
E quel 26 luglio 2010 nel suo post descrive a cosa si riferisce, dando vita ad un nuovo movimento.
Partiamo da una considerazione importante, aiutandoci con quello che Michael Brenner, ex capo marketing di SAP e uno dei maggiori influencer a livello mondiale per il tema del Marketing, ha detto ossia che “il Growth Hacking è marketing. È il futuro del marketing ed è quello che il marketing sarebbe dovuto essere fin dall’inizio”.
Tuttavia l’approccio del Growth Hacking è riconoscibile per alcune caratteristiche specifiche. In primis possiamo dire che è un approccio molto creativo: spinge a guardare una soluzione dove apparentemente non c’è.
È Adattabile perché una soluzione spesso funziona per un periodo limitato di tempo e quasi mai funziona più di una volta. Senza un approccio che si adatti nel tempo il tuo business sarà morto.
È Espandibile (come abbiamo detto prima scalabile) perché se ha funzionato per 1 funzionerà anche per 10? E per 100? E per 1000? E questa è una domanda chiave. Se il tuo metodo non scala non è un vero metodo.
È Rapido e deve essere esserlo in un contesto dove bisogna fare decine o centinaia di esperimenti. Non puoi permetterti di ottenere i risultati degli esperimenti dopo due mesi. Dovresti ottenerli dopo due settimane (e anche meno). Più test riesci a fare e più possibilità hai di trovare la combinazione giusta e ogni errore ti avrà insegnato qualcosa.
Qual è la vera differenza con il Marketing Tradizionale? Ai soliti step di awareness e acquisition, il Growth Hacking ne aggiunge altri al funnel come l’activation, retention, revenue e referral.
In un certo senso (e spero che il caro Sean non si arrabbi) il Growth Hacking non si è inventato niente di nuovo. Come le più brillanti idee ha solo preso in prestito elementi già esistenti, unendoli in un approccio nuovo con una struttura ben precisa.
A/B Testing
L’A/B testing è una delle tecniche più potenti nel growth hacking. Si tratta di confrontare due o più varianti di una pagina web, email o campagna pubblicitaria per determinare quale performa meglio in termini di obiettivi specifici, come click-through rate (CTR), conversioni o tempo medio sulla pagina. Questa tecnica consente di prendere decisioni basate sui dati, riducendo al minimo l’incertezza e massimizzando l’efficienza delle campagne.
Funnel Optimization
Il funnel di conversione rappresenta il percorso che un utente compie dal primo contatto con il brand fino alla conversione finale. Ottimizzare ogni fase del funnel è essenziale per minimizzare i punti di attrito e aumentare le conversioni. Ad esempio, si possono analizzare i tassi di abbandono nelle diverse fasi e implementare modifiche strategiche come:
Migliorare il copy delle call-to-action (CTA).
Ridurre i tempi di caricamento delle pagine.
Creare un checkout più semplice e intuitivo.
Viral Marketing
Il viral marketing è una strategia che sfrutta il passaparola per diffondere rapidamente un prodotto o servizio. Per rendere un contenuto virale, è fondamentale che sia altamente condivisibile, emozionante e utile per il pubblico. Alcune tecniche includono:
Programmi di referral: come quelli di Dropbox, che offrono incentivi agli utenti per ogni nuovo iscritto portato sulla piattaforma.
Contenuti accattivanti: video, meme o infografiche che stimolano condivisioni spontanee sui social media.
Automazione
L’automazione è una chiave per scalare le attività di growth hacking senza aumentare proporzionalmente le risorse necessarie. Strumenti come Zapier, HubSpot o ActiveCampaign consentono di automatizzare processi ripetitivi, come l’invio di email personalizzate o la gestione dei lead. Questo permette ai team di concentrarsi su attività a più alto valore strategico.
Retargeting
Il retargeting è una tecnica che utilizza i dati comportamentali degli utenti per mostrare annunci personalizzati a coloro che hanno già interagito con il brand ma non hanno completato un’azione desiderata, come un acquisto. Questa tecnica aumenta significativamente le probabilità di conversione, mantenendo il brand in cima alla mente del consumatore.
Growth Loops
I growth loops sono cicli autosufficienti in cui l’input genera output che a sua volta diventa nuovo input, creando una crescita sostenibile. Un esempio classico è il sistema di condivisione di contenuti di Instagram, che incentiva gli utenti a invitare amici per ampliare la loro rete sociale.
Il growth hacker è un professionista multidisciplinare con un approccio fortemente orientato ai dati e alla creatività. Il suo compito principale è identificare opportunità di crescita attraverso l’analisi dei dati e l’implementazione di strategie innovative.
Questo ruolo richiede una combinazione unica di competenze tecniche e analitiche, unite a una profonda conoscenza delle dinamiche di mercato. Il growth hacker deve essere in grado di:
Analizzare i dati: comprendere i comportamenti degli utenti e individuare pattern utili per prendere decisioni strategiche.
Progettare esperimenti: ideare e implementare test A/B per verificare quali strategie portano ai migliori risultati.
Utilizzare strumenti digitali: sfruttare piattaforme come Google Analytics, CRM, strumenti di automazione e software di gestione per ottimizzare le performance.
Essere creativo: sviluppare soluzioni non convenzionali per problemi complessi e trovare nuovi modi per acquisire e fidelizzare clienti.
Collaborare con team diversi: interagire con sviluppatori, marketer, designer e altri stakeholder per implementare idee in modo efficace.
Un bravo growth hacker è anche un eccellente comunicatore, capace di presentare risultati e ottenere il buy-in degli stakeholder. La sua capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti lo rende una risorsa indispensabile, soprattutto in contesti dinamici come quelli delle startup e delle PMI.
Iniziare con il growth hacking richiede un approccio strategico e metodico. Ecco i passi principali:
Definire Obiettivi Chiari e Misurabili
La crescita deve essere quantificabile: aumento di utenti, tasso di conversione o revenue.
Conoscere il Proprio Pubblico
Analizza i dati demografici, i comportamenti e le preferenze dei tuoi utenti.
Sperimentare Continuamente
Implementa test A/B su piccoli gruppi per capire cosa funziona meglio prima di investire su larga scala.
Utilizzare Strumenti Avanzati
Adotta tool come Google Analytics, Google Search Console, CRM e strumenti di automazione per raccogliere dati e ottimizzare processi.
Iterare e Adattarsi
Migliora continuamente le strategie basandoti sui risultati dei test e sui feedback degli utenti.
Formazione e Risorse
Investi in corsi, webinar e libri per affinare le competenze e rimanere aggiornato sulle ultime tendenze.
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Il reddito di un growth hacker può variare notevolmente in base a diversi fattori, tra cui esperienza, localizzazione e settore di appartenenza. Di seguito una panoramica delle retribuzioni medie:
Entry-Level (Junior): 25.000 – 40.000 euro all’anno. I professionisti a inizio carriera spesso lavorano per startup o come assistenti di growth hacker più esperti.
Mid-Level: 40.000 – 70.000 euro all’anno. Con alcuni anni di esperienza, un growth hacker può gestire progetti autonomamente e contribuire in modo significativo alla crescita di un’azienda.
Senior-Level: 70.000 – 120.000 euro all’anno. I professionisti senior spesso ricoprono ruoli di leadership e collaborano con il management per definire strategie di crescita aziendale.
Freelance e Consulenti: Le tariffe orarie possono variare tra 50 e 150 euro, a seconda della complessità del progetto e della reputazione del professionista.
Per approfondire il tema del growth hacking, esistono numerosi libri e risorse online. Ecco alcune delle più rilevanti:
“Hacking Growth” di Sean Ellis e Morgan Brown
Una guida pratica per comprendere le tecniche e le strategie di growth hacking. Perfetto per professionisti e imprenditori.
“Traction: How Any Startup Can Achieve Explosive Customer Growth” di Gabriel Weinberg e Justin Mares
Questo libro esplora le migliori strategie per attrarre clienti e mantenere una crescita costante.
“Lean Analytics” di Alistair Croll e Benjamin Yoskovitz
Un manuale per utilizzare i dati come strumento fondamentale per prendere decisioni informate e ottimizzare le performance.
Corsi Online
Piattaforme come Coursera, Udemy e HubSpot Academy offrono corsi specifici sul growth hacking, adatti a tutti i livelli di esperienza.
Blog e Podcast
Blog come GrowthHackers.com e podcast come “The Growth Show” offrono casi studio, interviste e approfondimenti da esperti del settore.
Investire in formazione e aggiornamento continuo è essenziale per rimanere competitivi in questo campo in rapida evoluzione.
Il Growth Hacking è un processo continuo basato su una serie di esperimenti che coinvolgono in maniera trasversale il marketing e il prodotto.
Questi sono gli argomenti: Digital Marketing, Sviluppo Web e App, Data Science, UX/UI Design, Blockchain e Startup.
Se vuoi cominciare ad intraprendere la strada del Growth Hacking, avrai bisogno senz’altro di studiare tutte le aree del business e sviluppare le competenze tecniche per creare il tuo profilo a “T”.
Secondo gli ultimi dati degli esperti Growth Engineers il Growth Hacking è ad oggi nella classifica tra le professioni più pagate al mondo. La cifra si aggira tra i 60,000 e i 170,000 euro all’anno.
Lo stipendio di un Growth Hacker in Italia parte da 27,000 euro l’anno per arrivare nel giro di 3-5 anni tra i 50,000 euro e i 60,000 euro.
Growth Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business di Raffaele Gaito;
Growth Hacking Marketing di Ryan Holiday;
Growth Hacking, fai crescere la tua azienda online di Luca Barboni e Federico Simonetti;
Hacking Growth di Sean Ellis;
Hooked di N. Eyal;
Traction di G. Weinberg & J. Mares.
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