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Cos’è il Growth Hacking?
tutto quello che devi sapere per iniziare

   Tempo di lettura 16 minuti
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Far crescere un business è la missione di chiunque abbia un’attività o lavori in un team.

Da dieci anni a questa parte esiste una nuova branca del marketing che si è contraddistinta per avere una metodologia differente, meritevole quindi di essere chiamata in un altro modo e di differenziarsi dal marketing tradizionale.

Stiamo parlando del Growth Hacking. Il primo a coniare questo termine nel 2010 fu il fondatore e CEO di GrowthHackers, tale Sean Ellis. Da quel momento in poi è cambiato qualcosa e, come vedremo, sono iniziati a nascere e svilupparsi strategie con un approccio innovativo, generalmente rivolte ad acquisire il maggior numero possibile di utenti o clienti spendendo il meno possibile. 

Risultato è che dopo un decennio la professione di Growth Hacker è una delle più pagate al mondo!

Ma cosa fa esattamente un Growth Hacker e quali sono le strategie più utilizzate dai team di crescita?

Oggi lo scopriremo con un articolo interamente dedicato a questo tema che, per ovvie ragioni, ci sta molto a cuore.

Cos'è il Growth Hacking: significato e definizione

Ci sono due definizioni che possiamo tenere in considerazione rispetto al significato di Growth Hacking. La prima è di Wikipedia e descrive questa attività come “un processo di sperimentazione rapida sul prodotto e sui canali di marketing per trovare il modo più efficiente per far crescere un business”.

La seconda ci arriva direttamente dal padre del Growth Hacking. Il caro Sean Ellis descrive la figura del Growth Hacker come “una persona il cui vero nord è la crescita”.

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Se ci soffermiamo semplicemente ad una traduzione letterale capiamo che “pirati della crescita” non ci aiuta a capire cosa realmente fa un Growth Hacker (sicuramente non svaligia navi).

Quel “Growth” ovvero Crescita ci suggerisce l’obiettivo finale di ogni Growth Hacker: mirare alla crescita attraverso un metodo per certi versi fuori dagli schemi (ecco perché Hacking).

Il Growth Hacking è dunque un processo continuo basato su una serie di esperimenti che coinvolgono in maniera trasversale il marketing e il prodotto, come vedremo meglio nei prossimi paragrafi.

Gli esperimenti hanno un ruolo fondamentale: coinvolgono tutto il prodotto, tutto il team e vengono scelti, realizzati, analizzati e poi confrontati. Questo sempre, ogni giorno.

Ogni esperimento per essere ritenuto tale da un Growth Hacker deve essere Misurabile, Ripetibile e Scalabile (ne abbiamo parlato in un articolo dedicato alle metriche fondamentali).

Misurabile perché deve essere strettamente legato ad una metrica. Deve essere possibile tracciare il legame causa-effetto tra l’esperimento e la metrica che si sta osservando.

Ripetibile perché deve essere possibile ricreare le stesse condizioni per ripetere l’esperimento. Ciò significa che non deve essere casuale o basato su elementi fortuiti.

Scalabile nel senso che se è stato fatto con 1, posso ripeterlo con 10 e con 100.

L’obiettivo del Growth Hacking è di ottimizzare al massimo questo processo fino a trovare la chiave vincente, la famosa Growth Hack.

In questo senso il Growth Hacking fa un utilizzo diverso del budget, più ottimizzato ma non per questo a basso costo, come vedremo.

Come nasce il Growth Hacking

26 luglio 2010, Silicon Valley

Sean Ellis lavora con le più importanti startup al mondo occupandosi di marketing. Quel giorno è abbastanza ispirato al punto da decidere di scrivere un post dal titolo “Find a Growth Hacker for your startup“.

Bene, questo è stato per certi versi il Big Ben, l’anno zero del Growth Hacking, un piccolo passo per l’uomo … insomma, così è iniziato tutto.

Se non hai mai sentito parlare di Sean Ellis è colui che ha permesso al referral program di Dropbox di passare da 100.000 a 4 milioni di utenti in soli 15 mesi. Le aziende lo chiamavano quando avevano problemi di crescita, lui arrivava per risolvere problemi (sì, hai capito bene, tipo mr. Wolf di Pulp Fiction!).

Senza accorgersene più di tanto aveva creato un metodo di lavoro nuovo, strutturato e basato su un determinato processo mirato ad un risultato. Quando si accorge che aveva messo in piedi qualcosa di veramente nuovo decide di dargli un nome: Growth Hacking.

E quel 26 luglio 2010 nel suo post descrive a cosa si riferisce, dando vita ad un nuovo movimento.

Differenza tra Growth Hacking e Marketing Tradizionale

Partiamo da una considerazione importante, aiutandoci con quello che Michael Brenner, ex capo marketing di SAP e uno dei maggiori influencer a livello mondiale per il tema del Marketing, ha detto ossia che “il Growth Hacking è marketing. È il futuro del marketing ed è quello che il marketing sarebbe dovuto essere fin dall’inizio”.

Tuttavia l’approccio del Growth Hacking è riconoscibile per alcune caratteristiche specifiche. In primis possiamo dire che è un approccio molto creativo: spinge a guardare una soluzione dove apparentemente non c’è.

È Adattabile perché una soluzione spesso funziona per un periodo limitato di tempo e quasi mai funziona più di una volta. Senza un approccio che si adatti nel tempo il tuo business sarà morto.

È Espandibile (come abbiamo detto prima scalabile) perché se ha funzionato per 1 funzionerà anche per 10? E per 100? E per 1000? E questa è una domanda chiave. Se il tuo metodo non scala non è un vero metodo.

È Rapido e deve essere esserlo in un contesto dove bisogna fare decine o centinaia di esperimenti. Non puoi permetterti di ottenere i risultati degli esperimenti dopo due mesi. Dovresti ottenerli dopo due settimane (e anche meno). Più test riesci a fare e più possibilità hai di trovare la combinazione giusta e ogni errore ti avrà insegnato qualcosa.

Qual è la vera differenza con il Marketing Tradizionale? Ai soliti step di awareness e acquisition, il Growth Hacking ne aggiunge altri al funnel come l’activation, retention, revenue e referral.

In un certo senso (e spero che il caro Sean non si arrabbi) il Growth Hacking non si è inventato niente di nuovo. Come le più brillanti idee ha solo preso in prestito elementi già esistenti, unendoli in un approccio nuovo con una struttura ben precisa.

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Le principali tecniche di Growth Hacking

Se dovessimo sintetizzare al minimo la maggior parte delle strategie di growth hacking che si utilizzano potremmo racchiuderle in tre aree specifiche: Marketing dei contenuti, Marketing di prodotto e Pubblicità.

A seconda delle tattiche utilizzate, il content marketing può essere un modo a basso costo per spargere la voce sul tuo prodotto. Le tipiche attività di marketing dei contenuti includono:

  • Aprire un blog e creare contenuti preziosi e condivisibili;
  • Blog degli ospiti;
  • Creazione di contenuti sui social media;
  • Realizzare ebook e white paper;
  • Podcasting;
  • Creazione di webinar;
  • Challenge e omaggi;
  • Convincere i blogger a recensire il tuo prodotto;
  • Partecipare a forum, gruppi e subreddit rilevanti;
  • Influencer marketing;
  • Utilizzare l’email marketing per creare una connessione più forte con gli utenti;
  • Migliorare la visibilità dei contenuti con la SEO;
  • Rientrare negli elenchi di mercati e siti pertinenti, come Product Hunt;

 

Il marketing del prodotto include tecniche per rendere il tuo prodotto più attraente e costruire la base di utenti:

  • Sfruttare la paura di perdere (FOMO) utilizzando un sistema di registrazione solo su invito;
  • Gamificare il processo di onboarding degli utenti per renderlo più divertente e offrire ricompense;
  • Offrire incentivi per i referral a vantaggio sia del referrer che del nuovo utente;
  • Marketing di affiliazione, che utilizzerà anche tattiche di crescita del marketing dei contenuti.

 

Gli hacker della crescita possono anche utilizzare la pubblicità sociale e la pubblicità pay per click (PPC) per promuovere la propria attività.

Chi è il Growth Hacker e cosa fa?

Il termine Growth Hacker è stato coniato nel 2010 dall’imprenditore e CEO di GrowthHackers Sean Ellis al fine di identificare una figura professionale che si occupa principalmente di ideare e sviluppare le strategie di crescita (“Growth” in inglese) per la propria azienda.

Per comprendere meglio di cosa si occupa e quindi cosa fa un Growth Hacker dobbiamo tenere presente una parola chiave: Crescita  ed è l’unica vera metrica da tenere in considerazione quando deve differenziare un fallimento da un successo. 

Ecco perché, per natura, i growth hacker tendono ad essere ossessivi, curiosi ed analitici e si concentrano esclusivamente sulle strategie relative alla crescita del business: ipotizzano, assegnano priorità, sperimentano strategie di crescita innovative ed analizzano e testano i risultati per vedere cosa ha funzionato.

Come puoi diventare un Growth Hacker?

Fino a qualche anno fa se parlavi di Growth Hacking in pochi avrebbero saputo di dirti qualcosa (docenti universitari compresi). Oggi la situazione è ben diversa: ci sono tantissimi contenuti a disposizione e puoi unire al tuo percorso accademico una ricerca e uno studio alternativo e parallelo.

Partire dalla lettura di libri, corsi online e in aula (e leggere anche i nostri articoli!) potrebbe essere un buon inizio. Una cosa è certa: fare tanta pratica sarà il miglior metodo per entrare in questo mondo.

Se hai una startup, applica quello che studi direttamente sul tuo prodotto/servizio. Se non hai una startup cerca qualcuno che ti dia la possibilità di lavorare nel suo team (ecco le figure più richieste link) per poter sperimentare quello che stai apprendendo.

L’alternativa sarebbe far partire un tuo progetto personale: un test, un esercizio di stile, un side project. Metti online qualcosa e lavoraci tutti i santi giorni.

Per quanto riguarda la teoria, l’estero sicuramente ti potrà dare maggiori soddisfazioni. Oltre agli USA anche Londra o Amsterdam potrebbero essere le mete ideali essendo le due capitali indiscusse in Europa per ciò che riguarda il Growth Hacking.

Per diventare Growth Hacker bisogna avere una profonda conoscenza del web e soprattutto degli strumenti di digital marketing. Bisogna essere dotati di creatività, da applicare alle campagne di advertising, ma anche avere un approccio analitico nell’interpretazione dei dati. 

I temi fondamentali da conoscere riguardano Statistics & Analytics, Marketing Planning, Behavioral Psychology, UX Design, Technical Tools, Programming, Funnel Marketing e Growth Hacking Strategy.

Possedere delle solide basi teoriche è importantissimo in questo mondo, per fare fronte a situazioni difficili o scenari imprevisti. In questi casi bisogna sapere costruirsi un proprio percorso di intervento, partendo sempre dalle basi del marketing, della psicologia, della User Experience, del branding e così via.

Quanto può guadagnare un professionista del Growth Hacking?

Se passi per la Silicon Valley ti accorgerai che non si fa altro che parlare di “Growth Hacker”. È il lavoro del futuro e anche il più pagato. Secondo gli ultimi dati degli esperti Growth Engineers il Growth  Hacking è ad oggi nella classifica tra le professioni più pagate al mondo. La cifra si aggira tra i 60.000 e i 170.000 euro all’anno. 

Questo perché è una figura piuttosto rara da trovare per via delle molteplici attività di cui si prende carico. Oltretutto, è molto difficile da assumere poiché accetta solo lavori che gli interessano e lo fanno crescere professionalmente. Tra i Growth Hacker più famosi ci sono Andrew Chen di Uber, Neil Patel, fondatore di Kiss Metrics e Crazy Eggs, e Sean Ellis ideatore del celebre sito GrowthHackers.com.

Lo stipendio di un Growth Hacker in Italia parte da 27,000 euro l’anno per arrivare nel giro di 3-5 anni tra i 50,000 EUR e i 60,000 euro.

Libri e Risorse sul Growth Hacking

Come abbiamo detto poter accedere a contenuti di valore rispetto al mondo del Growth Hacking e alle risorse disponibile in rete può essere un ottimo inizio. Di seguito te ne proponiamo alcune che a nostro avviso potranno esserti davvero utili.

Growth Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business di Raffaele Gaito;

Growth Hacking Marketing di Ryan Holiday;

Growth Hacking, fai crescere la tua azienda online di Luca Barboni e Federico Simonetti;

Hacking Growth di Sean Ellis;

Hooked di N. Eyal;

Traction di G. Weinberg & J. Mares.

FAQ - Domande frequenti

Il Growth Hacking è un processo continuo basato su una serie di esperimenti che coinvolgono in maniera trasversale il marketing e il prodotto.

Questi sono gli argomenti: Digital Marketing, Sviluppo Web e App, Data Science, UX/UI Design, Blockchain e Startup. 

Se vuoi cominciare ad intraprendere la strada del Growth Hacking, avrai bisogno senz’altro di studiare tutte le aree del business e sviluppare le competenze tecniche per creare il tuo profilo a “T”.

Secondo gli ultimi dati degli esperti Growth Engineers il Growth  Hacking è ad oggi nella classifica tra le professioni più pagate al mondo. La cifra si aggira tra i 60,000  e i 170,000 euro all’anno. 

Lo stipendio di un Growth Hacker in Italia parte da 27,000 euro l’anno per arrivare nel giro di 3-5 anni tra i 50,000 euro e i 60,000 euro.

Growth Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business di Raffaele Gaito;

Growth Hacking Marketing di Ryan Holiday;

Growth Hacking, fai crescere la tua azienda online di Luca Barboni e Federico Simonetti;

Hacking Growth di Sean Ellis;

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